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  • dott.ssa Jennifer Dosio

Fertility Day, limiti e opportunità


La proposta lanciata nelle ultime ore dal Ministero della Salute, ha sollevato non poche obiezioni. Ma di cosa si tratta?

Il Fertility Day, previsto per il 22 Settembre, dovrebbe essere una giornata dedicata alla sensibilizzazione sui temi della fertilità e della sua protezione; in particolar modo vi saranno iniziative, si legge sul sito del Ministero della Salute, volte al sensibilizzare l’opinione pubblica su: “il pericolo della denatalità nel nostro Paese, la bellezza della maternità e paternità, il rischio delle malattie che impediscono di diventare genitori, l’aiuto della Medicina per le donne e per gli uomini che non riescono ad avere bambini”.

Senza dubbio è del tutto condivisibile la volontà del Ministero della Salute di promuovere una campagna di sensibilizzazione legata al tema della fertilità connessa alla salute, tuttavia vi sono degli assunti che passano in modo più o meno sottile, e delle modalità comunicative ritenute da molti non del tutto adatte ad un tema così delicato.

Quello della maternità e della paternità è un argomento molto complesso, che coinvolge molti fattori sia individuali che ambientali: desideri, paure, progetti, aspettative personali e sociali, aspetti economici, occupazionali, istituzionali, educativi, ecc…

Per questa ragione è un tema che va trattato con la massima attenzione e rispetto, che riguarda ciascuno di noi e si riferisce ad aspetti molto profondi del nostro essere. Siamo infatti tutti interrogati di fronte al progetto della generatività, nessuno escluso: c’è chi già ha figli, chi desidera averne e sa che prima o poi ci proverà, c’è chi vorrebbe ma non può, c’è chi desidera diventare genitore adottivo o affidatario, c’è chi non desidera avere figli e così via..

Ciò che più o meno esplicitamente questa campagna sembra trasmettere, è una svalutazione di chi non può o non vuole avere figli, perché, recita uno degli slogan, “la fertilità è un bene comune”.

Una delle critiche mosse a questa campagna, è infatti la durezza delle frasi utilizzate, che possono confondere e preoccupare, invece di rassicurare ed informare. Lo slogan sopra citato ad esempio, potrebbe produrre effetti di autocolpevolizzazione nei confronti di chi ad ora non vuole o non ha le condizioni per cercare un figlio.

In ogni caso, mi piace cercare di cogliere l’aspetto costruttivo che questa campagna sta avendo, ovvero il portare l’attenzione pubblica ad una riflessione critica sul tema della fertilità e della generatività.

Sicuramente ci sarebbero molti cambiamenti sociali, strutturali, politici ed economici necessari per garantire un accostamento più sereno alla maternità…

Ma dal punto di vista psicologico, cosa comporta la maternità? E cosa succede nella coppia genitoriale quando nasce un bambino?

A breve maggiori approfondimenti sul tema.

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